Aumenta l’appeal delle obbligazioni. Una risorsa per le imprese e un’opportunità per i risparmiatori, anche se i fantasmi Parmalat e Argentina sono ancora dietro l’angolo. di Paolo Usinabia


 

Dove orientare il risparmio? Borsa? Immobili? Titoli di stato? Se una volta le famiglie avevano poca scelta e interessi alle stelle per un qualsiasi deposito, basti pensare ai buoni fruttiferi postali degli anni Settanta ed Ottanta che superavano allegramente il 10% di interesse annuo, negli ultimi anni il risparmiatore è diventato più… spericolato. Ha puntato sulla borsa, sognandosi o facendosi scottare nell’ormai leggendaria epoca dell’introduzione dei titoli tecnologici nel mercato azionario. Ha investito sul mattone.

Oggi, con i tassi d’interesse ai minimi storici, il mercato immobiliare congelato, il poco leggibile andamento della borsa, si deve decidere dove investire. Si parla molto dei bond, nome legato nell’immaginario collettivo italiano all’infausta vicenda finanziaria della Parmalat, ma che si ripresentano nel mercato con rinnovato appeal e qualche rischiosità. Abbiamo sentito AndreaDal Bellin Peruffo, fondatore, azionista, presidente del consiglio di amministrazione nonché responsabile area finanza della prima realtà dell’area vicentina attiva nel settore del family office, Ottantuno Multy Family Office s.r.l., specializzata nella pianificazione integrata e coordinata della ricchezza globale di clienti privati ed istituzionali. Dal 2009 è cofondatore e socio della prima Società di Intermediazione Mobiliare, in Vicenza, attiva nella consulenza finanziaria 81 SIM FAMILY OFFICE s.p.a. dove riveste la carica di consigliere di amministrazione con delega e responsabilità dell’area consulenza

Cos’è un bond?

È una forma di risparmio abbastanza diffusa, ma non tutti sanno cos’è un bond… «L’obbligazione o bond è una tipologia di investimento a disposizione dei risparmiatori. Più precisamente è un titolo di credito, cioè un prestito concesso dall’investitore all’emittente delle obbligazioni che può essere uno stato, un’organizzazione internazionale o una società privata. Quando emette un’obbligazione, l’emittente si impegna a restituire il capitale scritto sul titolo, definito valore nominale, alla scadenza del prestito e ad effettuare il pagamento delle cedole calcolate sulla base di un tasso di interesse prestabilito. La cedola, cioè l’interesse pagato durante la vita del titoli può essere trimestrale, semestrale o annuale. L’interesse può essere fisso o variabile. Vi sono anche obbligazioni che non pagano interessi (chiamati Zero Coupon) il cui rendimento è dato dalla differenza fra il valore nominale ed il prezzo di sottoscrizione».

Perché se ne parla molto?

«Se n’è parlato molto nel corso del 2009 perché i bassi tassi di interesse tuttora vigenti, hanno abbassato il loro rendimento, provocando situazioni particolari come nel caso dei titoli di stato italiani, i BOT, che producono attualmente un rendimento negativo al netto di tasse e commissioni. In un anno come quello passato, specie fino al mese di marzo, dove il mercato azionario ha toccato i minimi, gli investitori sia istituzionali che privati hanno riversato i loro denari dalle borse all’obbligazionario, mettendo in atto il cosiddetto “fly to quality”; hanno cioè venduto azioni e comperato titoli di stato in un momento di 15.01.2010 ladomenicadivicenza.it Aumenta l’appeal delle obbligazioni. Una risorsa per le imprese e un’opportunità per i risparmiatori, anche se i fantasmi Parmalat e Argentina sono ancora dietro l’angolo. di Paolo Usinabia w w w . 8 1 s i m . c o m grande difficoltà per le borse mondiali. Sempre nel 2009 e sembra anche quest’anno, le aziende che prima trovavano conveniente finanziarsi attraverso il ricorso agli istituti di credito, vista la crisi delle banche stesse ed i bassi tassi di interesse, continuano a trovare più redditizio rivolgersi al mercato obbligazionario per trovare nuove risorse finanziarie ricorrendo all’emissione dei cosiddetti corporate bonds”

Affidabilità. I fantasmi Parmalat e Argentina Quanto sono affidabili? Rappresentano realmente una possibilità di investimento redditizio? E verso quale tipologia di bond conviene orientarsi?

«Per stabilire l’affidabilità di un emittente si usa il rating, cioè un metodo per classificare le imprese ed i loro titoli obbligazionari in base alla loro rischiosità. Questi vengono pubblicati da diverse agenzie fra le quali le più conosciute sono Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings. Vale la pena, però, di ricordare i casi Parmalat e Argentina dove i rating non sono stati sufficienti per evitare che i risparmiatori perdessero i loro soldi. Di conseguenza risulta premiante prima di tutto comprendere il proprio grado di rischio e poi posizionarsi sul mercato per costruire il proprio portafoglio. Le obbligazioni possono rappresentare un valido investimento facendo attenzione però all’emittente, alla scadenza ed al tasso. Per esempio in questo periodo, vista la possibilità in un futuro non lontanissimo di un possibile rialzo dei tassi, andrebbe posta attenzione nell’investire in titoli a lunga scadenza e si potrebbe invece pensare di iniziare ad inserire nel proprio portafoglio anche titoli a tasso variabile».

Molte aziende ne emetteranno a breve (Enel, Mediaset, etc…). Sono mediamente accessibili ai piccoli risparmiatori (per esempio si dice che quelle di Enel non lo saranno)?

«Dipende dall’emittente e dal collocatore. Potrebbe accadere che alcuni emittenti impongano dei tagli minimi per l’investimento (tipo 50.000 euro)».

Che beneficio diretto o indiretto danno all’economia e alle aziende?

«Ribadisco che sono importanti per l’economia e le imprese perché permettono a queste ultime di finanziarsi ad un costo più conveniente rispetto al prestito bancario. L’importante è che vi sia consapevolezza da parte del management delle aziende e degli organi di vigilanza di ciò che è accaduto in passato e che quindi il ricorso all’indebitamento sia sempre sotto controllo per evitare casi purtroppo noti alle cronache. Stesso discorso per gli stati sovrani, basti riconsiderare il caso dell’Islanda o della Grecia».

Dove orientarsi… Dove orientare il risparmio? Immobili? Azioni? Fondi comuni? Titoli di stato? Terreni? etc…

«Il risparmio va orientato tenendo conto della propensione al rischio, dell’età, dell’orizzonte temporale e della capacità di generare reddito/risparmio dell’investitore. Dopo aver considerato queste variabili si passa alla costruzione del portafoglio. Le SIM di pura consulenza come la nostra offrono un servizio specialistico indipendente e personalizzato ai propri clienti, di conseguenza senza le informazioni alle w w w . 8 1 s i m . c o m quali mi riferivo non è possibile dare dei consigli precisi. Ipotizzando che un privato si trovasse nella situazione di poter disporre di una somma da investire e che avesse una propensione al rischio media ed un orizzonte temporale di medio lungo termine, si potrebbe suggerire di allocare un 45/50% in obbligazioni a breve termine, un 30% nel mercato azionario ed un 20 in liquidità. Ovviamente queste proporzioni andrebbero riviste almeno mensilmente per poterle adattare alle nuove prospettive provenienti dai mercati. Raccomandiamo sempre di diversificare molto all’interno delle macroclassi, quindi ad esempio per la classe obbligazionaria è opportuno farlo per emittente, durata e tasso. Questo momento è caratterizzato da una certa incertezza riguardo al futuro delle quotazioni dei mercati azionari e per questo raccomandiamo prudenza ed una certa riserva di liquidità per poter sfruttare prontamente gli eventuali segnali positivi che potrebbero giungere dall’economia. Possiamo dire che la recessione è finita ma la crisi economica ancora permane».