Il presente documento non può essere riprodotto né duplicato senza la preventiva autorizzazione scritta di 81 SCF spa
La pandemia da Covid 19 non è conclusa ma si sposta da uno Stato all’altro che agendo in modo scoordinato e con strutture sanitarie diverse, rispondono in modo non omogeneo all’emergenza rendendo difficile il lavoro degli osservatori sia dal punto di vista medico che economico/statistico. Si tenga presente che secondo molti studi parecchie nazioni peccano dal punto di vista della qualità e della correttezza riguardante i numeri di decessi e malati. Questo accade soprattutto in presenza di totalitarismi (ad esempio in Russia, Iran e Turchia) o in mancanza di infrastrutture sanitarie adeguate (ad esempio in Brasile, Perù e in Ucraina). Dati maggiormente attendibili invece ci permettono un’analisi delle conseguenze fin qui prodotte dall’infezione sulle economie mondiali.

Grafico sullo Shock generato dalla pandemia sul Prodotto Interno Lordo americano con proiezione a fine 2020 – Fonte: Kepler Chevreux

 

Focalizzandoci sulla prima economia del pianeta, l’America, il grafico evidenzia la stima della caduta del PIL per l’anno in corso. La media prudenziale è fra il 5% ed il 6%. Questi numeri spaventosi produrranno
un’impennata vertiginosa del debito, non solo a stelle e strisce, che necessariamente dovrà essere in qualche modo affrontato dai governi nei prossimi decenni. Per quanto tempo tutti gli Stati dovranno proseguire ad inondare di liquidità i loro sistemi economici dipenderà dalla diffusione del virus e dalla permanenza e tipologia dei lock down. Oltre alla caduta del PIL altro dato preoccupante è stata la crescita esponenziale del tasso di disoccupazione che negli USA è salito al 14.7%, picco mai registrato nella storia. Le istanze di fallimento, invece, che sono molto correlate con la disoccupazione al momento sono rimaste stranamente stabili. Questo risultato, a nostro avviso, va interpretato alla luce degli aiuti statali e del massiccio intervento della Banca Centrale Americana.

Andamento tasso di disoccupazione USA dal 2005 ad oggi – Fonte Tendercapital

A nostro parere, per provare a costruire delle previsioni temporali riguardo le tempistiche sull’uscita dall’emergenza sanitaria americana, prendere in considerazione le tempistiche dall’esperienza cinese non è molto performante a causa di numeri che giudichiamo poco veritieri sia per quantità che per tempistiche. Di conseguenza abbiamo preferito proseguire nell’analisi dei dati USA.

Grafici che indicano in Florida che i casi in aumento sono reali e non dovuti soltanto all’aumento dei tests – Fonte Pantheon Economics

 

Dalle statistiche più recenti la situazione risulta allarmante in 27 stati americani su 50. Con più di 130.430 decessi su un totale di 2.953.423 casi accertati, l’America è il malato principale nel mondo.
Negli Usa il virus ha ormai allentato la sua presa nelle aree del nord-ovest, dove aveva inizialmente colpito, soprattutto a New York ed in New Jersey, ma attualmente è presente con maggiore intensità principalmente in California, Arizona, Florida e Texas. Il tasso di positività ai test è in salita ed anche le terapie intensive si stanno avvicinando a livelli di presenze preoccupanti. Sarà fondamentale capire come l’amministrazione, sia a livello di Governo Centrale che Periferico, si attiverà ed in quali modalità. Attenzione massima andrà data anche agli spostamenti per poter provare ad ipotizzare delle stime sui contagi. Certo è che fino all’arrivo di un vaccino in quantità sufficiente per coprire almeno le categorie a rischio, una sorta di distanziamento sociale dovrà essere mantenuto. Questo rallenterà la ripresa e metterà a dura prova alcuni settori (ad esempio alberghi, compagnie aeree, ristorazione) soprattutto dal punto di vista della liquidità che, se non verrà fornita a fondo perduto dai governi, porterà molte chiusure. Ne risentiranno anche le banche che vedranno risalire le loro sofferenze, il settore automobilistico e le costruzioni. La risposta delle Banche Centrali, però, non si è fatta attendere e sta assumendo proporzioni gigantesche che si possono definire fuor di retorica epocali, come si può evincere dal grafico seguente.

Grafico sull’andamento degli acquisti netti di titoli delle Banche Centrali Mondiali – Fonte
Citigroup

 

Dal grafico si nota che le attività della Federal Reserve hanno raggiunto i 6.700 miliardi di dollari con la prospettiva di arrivare alla cifra strabiliante di 10.000. La Banca Centrale ha anche varato un impegno di acquisto sul 20% dell’ammontare totale degli ETF obbligazionari statunitensi (compresi quelli che investono nelle obbligazioni maggiormente rischiose prive di rating). Queste azioni assieme ad altre come, ad esempio, l’aumento dell’aggregato monetario M2 che indica le disponibilità di credito del sistema economico in crescita dell’11% (anche questo in salita senza precedenti nella storia) aiuteranno l’America ad uscire dalla crisi prima di altri Paesi.

In rosso il tasso di crescita dell’aggregato monetario M2 in America – Fonte -Tendercapital

Ovviamente tutti gli Stati hanno reagito alla pandemia ed alla crisi che ne è seguita e, di fronte a nuove problematiche, siamo certi che seguiranno a

 

Ovviamente tutti gli Stati hanno reagito alla pandemia ed alla crisi che ne è seguita e, di fronte a nuove problematiche, siamo certi che seguiranno a modulare le loro azioni per evitare di trovarsi perdenti di fronte alla recessione oltre che al conseguente aumento dei debiti e dei deficit che ne è conseguito dalle loro azioni espansive.

La situazione è complessa e per comprendere se gli interventi di un Paese sono all’altezza delle aspettative di famiglie ed imprese abbiamo utilizzato in primis il dato della differenza fra il Prodotto interno lordo pre-covid con quello attuale. L’America, come abbiamo analizzato in precedenza, ci pare essere la migliore nell’assicurare tramite vari programmi, le risorse sufficienti a compensare totalmente la perdita che si sta venendo a formare in seguito al rallentamento dell’attività economica. Alla fine del 2021 ci potrebbe essere addirittura un avanzo tra i soldi reali messi in tasca a famiglie e imprese e il minor reddito che queste avranno subito. Avremo invece deficit in Giappone, Polonia, Germania e Paesi Bassi (2-3% del PIL a fine periodo) in Francia e Svezia (attorno al 5%) in Inghilterra, Spagna e Italia (vicino o superiore al 7%). Un’arma che giudichiamo fondamentale per resistere a situazioni così estreme, oltre allo spiegamento di forze di Banche Centrali e Governi, è data dalla crescita potenziale di ogni Stato. Quelli che hanno nel loro DNA questa capacità sono in grado di recuperare strada utilizzando in modo maggiormente efficace gli aiuti. Inutile ricordare che fra questi ci sono i già citati Stati uniti ma anche la Cina. Ancor più scontato purtroppo ritrovare come fanalino di coda in questa classifica l’Italia dove la crescita cumulata degli ultimi 18 anni è stata di un misero 4%. Senza riforme strutturali il bel paese non potrà tornare a sognare.

DOWNLOAD: Secondo trimestre 2020: Focus sui mercati finanziari

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