Quanti cambiamenti per le Banche Centrali


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Nel terzo trimestre di questo difficile 2020 ci sembra interessante analizzare le nuove linee guida che hanno portato le banche centrali americana ed europea a porre in essere dei processi di cambiamento riguardo i loro modelli di politica monetaria. Comprendere i loro meccanismi è, a nostro avviso, fondamentale per farsi un’idea sull’andamento dei mercati finanziari e sull’economia reale viste le politiche ultra espansive già in atto e le possibili future. In questi mesi i governi e le sopracitate istituzioni, difatti, hanno proseguito nel tentativo non soltanto di salvaguardare il reddito dei cittadini e delle aziende colpite dal Covid-19, ma anche nel cercare di rafforzare la loro fiducia che in economia vale forse ancor di più delle azioni reali. In America la Federal Reserve ha dichiarato delle novità riguardo ad entrambi i mandati che il Congresso americano le ha affidato: il raggiungimento della piena occupazione ed il controllo del livello d’inflazione.

 

Andamento dell’indice dei prezzi al consumo (CPI) negli Stati Uniti dal 1955 al 2019 – Fonte global-rates.com

 

Il target per l’inflazione rimane, come in precedenza, ancorato al 2% ma ora viene considerato come valore medio in un certo arco temporale che non è stato definito visto il periodo di forte incertezza. Non si tratta più, quindi, di un livello da resettare ogni anno, ma da mediare in un lasso di tempo lasciato volutamente vago. In pratica la banca centrale si riserva di recuperare l’inflazione non realizzata nella fase di crisi superando in futuro temporaneamente (per uno o più anni) il tetto prefissato. Possiamo attenderci, di conseguenza, un periodo molto prolungato di tassi ancorati a livelli risibili anche in presenza di un’inflazione superiore alla desiderata. È difficile prevedere quando torneremo a vedere i prezzi al consumo stabilmente al rialzo in presenza degli attuali ritmi anemici di crescita economica. I banchieri centrali dovranno fare molto di più, secondo i nostri modelli, per uscire dalla palude dei prezzi in discesa mettendo mano ad un arsenale di azioni non convenzionali alle quali hanno attinto al momento soltanto le banche centrali giapponese ed elvetica (ad esempio acquistando direttamente azioni quotate). Venendo all’occupazione, la Federal Reserve pare avere accantonato la famosa Curva di Philips che pone in una relazione inversa il tasso d’inflazione dei prezzi e dei salari nominali con il tasso di disoccupazione. Praticamente più è basso il tasso di disoccupazione tanto più è alto il tasso di crescita dei prezzi e dei salari.

 

La curva di philips – Fonte financecue.it

 

 

La Banca Centrale Americana da oggi in poi non porrà in essere cambiamenti riguardo i tassi d’interesse, come faceva in passato, in risposta alla diminuzione della disoccupazione ma, per alzarli/diminuirli, attenderà segnali concreti sull’aumento/abbassamento dell’indice dei prezzi al consumo.

Richieste dei sussidi di disoccupazione in America con il picco dato dal Covid-19 – Fonte il post.it

 

In Europa la Banca Centrale (BCE) diversamente da quella americana, ha un unico obbiettivo: il controllo e la stabilità dell’inflazione. Il target era stato identificato in un valore vicino al 2% ma i diversi banchieri centrali, che si sono succeduti alla sua guida, non sono riusciti a centrarlo. Christine Lagarde, l’attuale Presidente della BCE, ha enunciato in un discorso pubblico “le nostre economie sono investite da profondi cambiamenti, è quindi tempo di un riesame della strategia per assicurare che assolviamo il nostro mandato nel miglior interesse degli europei”. E’ presente quindi la volontà di proporre un percorso per rivedere, alla luce delle attuali situazioni economico finanziarie dei diversi Paesi dell’Unione, oltre che per le mosse già decise oltreoceano, non tanto il concetto di stabilità dei prezzi quanto la loro flessibilità nel medio termine. Il Consiglio direttivo analizzerà le modalità e gli effetti della strategia di politica monetaria adottata in questi anni e valuterà se vi sono elementi che richiedano un suo aggiustamento. Il Consiglio dovrà tener presente anche gli effetti del cambiamento sulla stabilità finanziaria, l’occupazione e sostenibilità ambientale. Certamente anche per la BCE sarà fondamentale la presa d’atto che la pandemia ha acuito delle tendenze secolari già presenti e che le politiche fin qui utilizzate non hanno funzionato, almeno lato inflazione. Ora con le misure espansive poste in essere quest’anno e, probabilmente, con nuove azioni ancor più “spregiudicate”, i suoi vertici si vogliono preparare ad affrontare eventuali fiammate inflattive senza porre ostacoli ad una futura ripresa economica. Di conseguenza, anche lato Europeo, si ipotizza di poter accettare periodi di inflazione superiori al 2% medi per compensare quelli caratterizzati da livelli bassi o negativi.

Grafico dell’indice dei prezzi armonizzato al consumo europeo – Fonte global-rates.com

 

Grafico dell’andamento dei PIL Europeo ed Americano dal 2008 al 2020 – Fonte – Eurostat

 

Dando uno sguardo ai mercati finanziari, questi stanno scontando, per i motivi sopra citati, uno scenario di lunga durata di deflazione e tassi molto bassi assieme a politiche monetarie e fiscali accomodanti che alimentano una certa dispersione dei rendimenti. Lato azionario siamo ormai a ridosso delle elezioni americane che, assieme all’aumento dei casi di Covid e delle ospedalizzazioni, porterà volatilità. Sarà importante, di conseguenza, tener sempre presente che siamo in un’epoca dove il cosiddetto “azzardo morale” è imperante. Le banche centrali con le loro politiche inondano quotidianamente in vari modi il mercato e lo hanno abituato, investitori compresi, al seguente paradigma: peggio è meglio è! Ad ogni crisi tutta la comunità finanziaria si aspetta senza dubbio alcuno un aumento della liquidità che riversandosi anche sui mercati ne aumenterà i valori. Mai succeda che manchi loro questo continuo supporto.

DOWNLOAD: Terzo trimestre 2020: Focus sui mercati finanziari

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