Il primo trimestre dell’anno ha confermato il proseguimento della rotazione fra titoli growth e value. I primi sono titoli azionari il cui prezzo di mercato di norma è molto superiore agli utili per azione delle società, che potrebbero anche non esserci, ma che prezzano comunque a quotazioni elevate perché gli investitori prospettano che il loro business genererà molti utili futuri (un esempio su tutti Tesla). Quelli classificati come value sono titoli di società che producono annualmente una discreta quantità di utili e che quindi sono più appetibili per gli investitori con una propensione al rischio meno elevata. Al contrario dei growth, se gli utili non dovessero calare, l’esborso per averli si ripagherebbe in poco tempo.
Il settore tecnologico, quindi, ha proseguito a pagare dazio nei confronti di quelli legati alle aree economiche colpite dalla pandemia da Covid 19. L’indice Nasdaq in dollari da inizio anno presenta un guadagno del 2,78% mentre l’indice SP500% in euro, maggiormente diversificato dove la tecnologia pesa il 23% circa, è salito dell’11%. Questa preferenza verso le azioni cicliche è dovuta a molteplici fattori.
In primis alle aspettative di un forte recupero dei prodotti interni lordi grazie alle politiche congiunte di Banche Centrali e Governi, al proseguire delle vaccinazioni ed ai buoni risultati in termini di minori ospedalizzazioni e contagi in quei Paesi maggiormente avanti nella lotta al Covid come ad esempio America, Gran Bretagna ed Israele. Purtroppo registriamo decisi aumenti di casi e vittime in America Latina, Asia e Medio Oriente. Tenuto conto degli studi effettuati fino ad oggi stiamo ipotizzando nei nostri modelli previsionali anche il fatto che il fenomeno pandemico possa avere un orizzonte temporale di altri due/tre anni e che sarà possibile, a causa delle varianti, dover richiamare al vaccino più volte la popolazione mondiale il che porterà ad una guerra commerciale ancor più aspra per ottenerli.
Ipotizziamo, inoltre, che i vaccini stessi potranno avere degli intoppi dovuti al loro utilizzo su milioni di persone.

Situazione vaccinazioni a livello mondiale | Fonte: Deutsche Bank
Visionando la tabella, nella quarta colonna possiamo vedere al 31 marzo la percentuale di popolazione che aveva ricevuto almeno la prima dose di un vaccino. In Europa, al momento, siamo indietro a causa anche di problematiche riguardanti le modalità di somministrazione di Astrazeneca oltre alla mancanza di dosi rispetto alle previsioni. Da notare che il gap nella campagna vaccinale si sta traducendo in modo rilevante nella differenza fra le rispettive crescite economiche. Una primaria banca d’affari mondiale ha tagliato le proiezioni del PIL per l’area euro nel 2021 al 4,6%, dal 5,6% previsto a novembre 2020 mentre per l’economia del Regno Unito si calcola un’espansione del 5,7%, rispetto al 4,6% precedente.
Per gli Stati Uniti la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, ha rivisto al rialzo le sue previsioni sulla crescita del Prodotto interno lordo sempre per il 2021 portandola al 6,5% dal 4,2% precedentemente stimato.
Altro motivo che ha agevolato la rotazione settoriale è stata la reflazione che ha fatto sì che i rendimenti dei titoli governativi in generale siano saliti facendo scendere i prezzi delle obbligazioni e provocando un piccolo tsunami di riscatti dai fondi obbligazionari.
I titoli growth, di conseguenza, sono scesi perché considerati investimenti di lunga durata in quanto si prevede che aumenteranno i loro guadagni nel lunghissimo termine: il calo dei rendimenti obbligazionari ha reso più prezioso il valore attuale di quei guadagni futuri.
Al momento non crediamo, però, che l’incremento dei prezzi diverrà insostenibile e pericoloso per la ripresa post pandemia. Sarà molto probabile che dovremo abituarci a convivere con rendimenti in crescita: prendendo il titolo governativo americano con scadenza decennale, ci aspettiamo valori sopra il 2% entro i prossimi sei mesi.
Pensiamo che le Banche Centrali proseguiranno ad inviare ai mercati il messaggio di essere in grado di proseguire a gestire le riprese economiche anche in presenza di una costante ma moderata accelerazione dell’inflazione. Non potranno invece, a nostro avviso, tollerare che lo sforzo titanico e senza precedenti da parte loro e dei Governi possa essere vanificato da aumenti troppo repentini dei rendimenti.
Di conseguenza lo scenario che al momento sembra maggiormente probabile prevede dei rialzi dei prezzi ma non così importante da portare ad un’uscita repentina dalle attuali politiche monetarie espansive. Gradualità e pazienza saranno il nuovo mantra macroeconomico.
Per tornar “a vedere le stelle” bisognerà leggere statistiche più rassicuranti sulla conclusione della pandemia assieme a quelle riguardanti l’occupazione.

Proiezione Inflazione Europea elaborata dalla Banca Centrale Europea | Fonte: Tendercapital

Proiezione Inflazione Americana elaborata dalla Federal Reserve | Fonte: Tendercapital
Come si può notare dai due grafici precedenti sia la Banca Centrale Europea che Americana non prevedono un’inflazione fuori controllo nei prossimi anni.
Ma, come ribadito molte volte, siamo in una terra inesplorata dove lo studio del passato ha meno efficacia in termini di riproposizione di scenari simili nel futuro. Torna sempre la regola fondamentale per l’asset allocation di mantenere in modo disciplinato una diversificazione ma che tenga conto anche di quei trend secolari che la pandemia ha rafforzato come per esempio il tema del green, il fintech e le tecnologie 4.0.
DOWNLOAD: Pensieri indipendenti – Primo trimestre 2021
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